IL MONOLOGO DEL NARRATORE

ERA UN TEMPO

Era un tempo in cui gli esseri umani si preoccupavano delle loro apparenze più che delle loro essenze, diventando così più umani che esseri. Erano così preoccupati di apparire che dimenticavano persino di mangiare. Di mangire e di dormire. Di dormire e di sognare.
Di sognare e di parlare. Di parlare e di raccontare.

Dimenticandosi di raccontare non riuscivano più a ricordare..

Dimenticavano le cose semplici: i tempi di cottura, le stagioni, i lacci delle scarpe, dimenticavano di annaffiare i fiori, di non urlare, di attraversare le strade, dimenticavano anche i versi degli animali.

Per contro riuscivano a piegare la realtà al loro volere così tanto, che il senso delle vecchie abitudini si perdeva nel tempo. Non ricordavano più perchè piantavano un albero e perchè raccoglievano i fiori, o cosa si dice quando si regala un fiore, non ricordando nemmeno perchè regalavano fiori.

E qualcosa cambiò anche nel loro rapporto con gli animali. Se in principio il maiale cercava tartufi da mangiare, ora riceveva in pasto libri che nessuno più leggeva. Il lupo anzichè andare a caccia stava davanti a un televisore spento, tentando di accenderlo. I cacciatori cercavano le erbette e usavano i fucili come forchette. L’agnello tornava dalla discoteca molto tardi, senza nessun pericolo.

In quel tempo gli umani giocavano a carte con le volpi senza mai vincere neanche una partita. Alcuni tenevano compagnia ai cani, che sempre più si sentivano soli. Altri vivevano in grandi acquari insieme ai pesci, sperando un giorno di diventare rossi. Addirittura in molti facevano le fusa strusciandosi addosso ai gatti.

In quel tempo in cui il tempo scorreva più lentamente, le mucche non lavoravano più nei campi e venivano venerate da molti. Il cavallo correva per vincere, l’asino stava seduto sotto un albero, le api prendevano il treno e le galline non facevano il brodo, ma le uova, come sempre. Chi invece viveva in vacanza, era la gazzella, e di leoni ne rimanevano due, entrambi maschi. Uscivano insieme ma non avevano più argomenti.

In un tempo in cui i limoni erano dolci e egli spinaci erano buoni, gli umani erano davvero più felici che un tempo? Purtroppo non si riusciva più a ricordare.. nessuno lo scrisse e di carta non ne rimaneva traccia.

Solo alcuni bambini ricordano tutto, ma nessuno riesce ad incontrarli, perchè si guardano bene dal farsi scoprire. Questi bambini riescono a ricordare l’odore del vento, a camminare all’indietro e a spostarsi stando fermi. E’ possibile riconoscerli solo quando starnutiscono gli elefanti.

A questo tempo appartiene Tebaldo. Un cane seguito da un fedele essere umano che voleva farlo partecipare ad un concorso. Ma Tebaldo era molto intelligente, e aveva già capito cosa fare, in caso di pericolo, o quando proprio non aveva voglia di fare qualcosa..

Questo tempo senza memoria potrebbe essere oggi. E voglio mostrarvene una goccia.

Tagliamo i fili e proviamo a ricordare..

 

Luca Bellezze

 

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